Nel XV secolo, Lorenzo Valla definiva il X secolo come “secolo di ferro”, ma già prima, nel corso dello stesso secolo X, Ubaldo di Saint Amand lo aveva definito saeculum pessimum. Tale valutazione riguardava in primo luogo la storia civile, con la sua confusione politica, il turbamento sociale, le nuove invasioni barbariche, ma riguardava anche la Chiesa, la rovina della vita religiosa e morale, la decadenza del papato e di gran parte dell’alto e basso clero.
Tuttavia il X secolo non fu nella sua totalità del tutto povero e insignificante. Fenomeni come la renovatio imperii ottoniana, verificatasi in Germania nella seconda metà del secolo, e la riforma cluniacense – partita dal monastero di Cluny ed ispirata da Odone, il severo riformatore dei monasteri di Francia e d’Italia – sono infatti eventi positivi sia sotto l’aspetto politico e religioso che sotto l’aspetto culturale.
Per quanto riguarda la produzione poetica, oltre a poemi epici di stanca imitazione dei precedenti di età carolingia, nonché composizioni di vario tipo (come ad esempio, le Sequenze, composizioni eseguite dopo l’Alleluia, che, da breve testo in prosa, destinato al canto, si trasformarono gradualmente in testi poetico-musicali e in testi esclusivamente poetici, con ricchi schemi strofici e varietà di rime), il X secolo vanta l’apparizione di un nuovo genere di poesia epica: ed è questo uno dei due fatti letterari più notevoli, unitamente all’opera 'teatrale' di Rosvita (v. Rosvita di Gandersheim), che peraltro è autrice anche di otto leggende sacre, o poemetti agiografici (sette in esametri leonini, uno in distici elegiaci), nonché – ancora in esametri leonini – di una composizione sull’Apocalisse, di un poemetto storico sulle Gesta di Ottone, e di una storia del monastero di Gandersheim e delle sue origini (Primordia coenobii Gandershemensis).
Abbiamo parlato di un nuovo genere di poesia epica. Al riguardo, vanno segnalati tre avvenimenti:
- la nascita, nella regione storica francese della Lotaringia, di una ‘letteratura degli animali’, con l’anonima Ecbasis Captivi (Fuga del prigioniero), poema allegorico di circa milletrecento esametri leonini, con notevoli influssi oraziani – quasi un quinto dei versi sono ripresi dalle Satire di Orazio –, composto attorno alla metà del secolo, in cui si intrecciano due favole: quella del vitellino insidiato dal lupo e quella del leone malato e del lupo scuoiato per consiglio della volpe, che si inserisce nella prima. All’azione partecipa una folla di animali. Il poema presenta chiare allusioni alla storia contemporanea, sia politica che religiosa, ed invettive satiriche, inserite con grande originalità nella cornice narrativa del vitellino fuggito dal gregge ed imprigionato dal lupo. Molti problemi restano insoluti e ’interpretazione rimane tuttora controversa;
- l’apparizione, attorno al 930, dell’epica nazionale tedesca in veste latina, col Waltharius (v. Waltharius – Il poema di Walter);
- la composizione, in Francia, di un poemetto di argomento folcloristico, De quodam piscatore quem balaena absorbuit (o Within piscator, dal nome del protagonista), ad opera di Letaldo di Myci (v. Dentro la balena: da Giona a Pinocchio, passando per uno sconosciuto pescatore inglese).


