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Enciclopedismo, filologia, poesia: l’eredità del Medioevo (Capitolo III La poesia / III. 2. La poesia latin

2026-02-01 18:52

Claudia Pandolfi

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Enciclopedismo, filologia, poesia: l’eredità del Medioevo (Capitolo III La poesia / III. 2. La poesia latina in età carolingia)

In età carolingia assistiamo ad una vasta produzione poetica.Già nella prima fase della rinascita, troviamo i nomi del friulano Paolo Diacono, di Alcu

 

In età carolingia assistiamo ad una vasta produzione poetica.

Già nella prima fase della rinascita, troviamo i nomi del friulano Paolo Diacono, di Alcuino di York e di Teodulfo d’Orléans: del primo, autore di diverse composizioni poetiche, ricordiamo in particolare l’inno in onore di San Giovanni Battista, famoso perché dalle prime sillabe dei versi della prima strofa il musicista Guido d’Arezzo (900-1050) derivò la denominazione delle note musicali. Questa la prima strofa:

«Ut queant laxis / resonare fibris / mira gestorum / famuli tuorum / solve polluti / labii reatum / Sancte Johannes (Affinché i tuoi servi possano cantare a gola spiegata le meraviglie delle tue opere, cancella, o Santo Giovanni, il peccato dalle loro labbra impure)». Il si fu aggiunto molto tempo dopo, recuperando la S e la I di Sancte Iohannes. L’ut, ancora in uso in Francia, fu trasformato in Italia in do.

Fra le più di trecento poesie di Alcuino, poniamo l’accento sul suo Conflictus veris et hiemis Conflitto fra la primavera e l’inverno, che si pone all’inizio di una ricchissima e fortunata tradizione letteraria, ed è importantissimo per la mediazione dell’influenza virgiliana nella forma della contesa (vedi più avanti).

La seconda fase vede poi una grande fioritura del genere poetico, con nomi quali Paolino d'Aquileia, Ermoldo Nigello, Vandalberto di Prüm, Rabano Mauro, Valafrido Strabone, Sedulio Scoto, Giovanni Immonide (o Giovanni Diacono) ecc., che si esprimono in diversi e numerosi generi poetici.

Componimenti epici si devono, ad esempio, a Paolino di Aquileia ed Ermoldo Nigello; autore di composizioni in esametri riguardanti vicende dei Santi è Vandalberto di Prüm.

Fra le numerose composizioni di Rabano Mauro – già ricordato per il suo trattato enciclopedico De universo (v. Enciclopedismo, filologia, poesia […] I. I, 4 Enciclopedismo medievale - Introduzione) e al quale  si deve anche una prima elaborazione della Cena Cypriani (v. Il teatro nel Medioevo) –, ebbe grande fortuna il carme figurato De laudibus sanctae crucis (Lodi della Santa Croce).  Da ricordare che i carmi figurati, diversi dei quali dobbiamo anche ad Alcuino,  sono componimenti in cui i versi formano figure di oggetti quali la croce o la piramide o altri meno semplici. Nel Medioevo si sviluppa infatti il gusto per componimenti poetici di esasperato tecnicismo: ad esempio, gli Abecedari (già in Agostino), componimenti in cui i versi o le strofe iniziano con le lettere dell’alfabeto in ordine successivo; ad esempio, gli Acrostici, componimenti in cui le lettere iniziali di versi o di strofe compongono – dall’alto al basso, o talvolta viceversa –  un nome o un motto o una preghiera (almeno nel modello ‘base’, perché ci sono anche acrostici formati in modo diverso, più strano e più complicato); ad esempio carmi con versi ropalici, ovvero con successioni di parole progressivamente accresciute di una sillaba.

Poesia didascalica è definibile l’Hortulus (Giardinetto) di Valafrido Strabone, in cui sono descritti alberi, arbusti e fiori che abbelliscono il giardino del monastero.

Quanto agli altri generi che mostrano il contributo originale del Medioevo al patrimonio delle forme letterarie, le Visioni e i Conflitti sono sicuramente due dei più interessanti.

Per quanto concerne le Visiones, il genere, che si svilupperà ampiamente a partire dall’XI secolo, trae inizio dalla frequente trattazione del tema della sorte ultraterrena di Carlomagno nel IX secolo; la più ampia e complessa è, nel IX secolo, la Visio Wettini (Visione di Vettino) di Valafrido Strabone (autore, come s’è detto, anche dell’Hortulus), la prima visione in versi dell’Aldilà, nella quale  Valafrido, appena diciottenne, rielabora in esametri  una visione che il suo maestro Vettino aveva avuto nell’abbazia di  Reichenau prima di morire.

Quanto ai Conflictus, o Altercationes, o Certamina, va detto innanzi tutto che la loro forma altercante a contrasto, con due personaggi fortemente estremizzati, li caratterizza di fatto come macchina, sia pure rozza, di tipo drammaturgico (v. ancora Il teatro nel Medioevo).

Un Conflictus veris et hiemis (Conflitto fra la primavera e l’inverno) è quello che, in età carolingia, dà origine al genere, e lo si deve – come s’è detto – ad Alcuino (730-804):

«Rapidi scendono dagli alti monti / i pastori nella luce di primavera, sotto l'ombra / degli alberi serenamente, assieme, celebrano le Muse. / Vennero anche il giovane Dafni e il vecchio Palemone: / e tutti si apprestavano a cantare le lodi del cuculo. / Ecco la primavera, cinta di una ghirlanda di fiori; / ecco il freddo inverno, irto di capelli ghiacciati. / Tra loro nacque un gran contendere sul canto del cuculo./ Per prima cantò la primavera, modulando una strofa di tre versi: /
(Primavera) "Venga il mio cuculo, uccello carissimo, / ospite assai gradito per tutte le case, / modulando dolci canti con il becco rosso". / Inverno invece gelido con voce cupa rispose: / "Non venga il cuculo, ma dorma nelle oscure caverna, / poiché suole portare con sé la fame". / (Primavera) "Voglio che venga il mio cuculo per sempre compagno luminoso del sole / perché respinga il freddo con lieti germogli; / Febo ama il cuculo nella crescente luce serena". / (Inverno) "No, sia remoto il cuculo che porta fatiche, / aumenta i contrasti, dissolve l'amato riposo, / altera ogni cosa, ne soffrono i mari e le terre". / (Primavera) "Perché, o stanco inverno, inventi sul cuculo canti villani, / tu che torpido ti rintani negli antri tenebrosi, /dopo i banchetti di Venere, dopo i bicchieri dell'ebro Bacco?" / (Inverno) "Favorisco la ricchezza, i lieti banchetti, / offro in casa una dolce quiete nel tepore del fuoco. / Il cuculo ignora queste cose, perfido invece trama contro di me". / (Primavera) "Ma il cuculo porterà nel becco fiori, regala il miele, / e costruisce nidi e naviga placide onde / e genera prole e riveste di festa i campi". / (Inverno) "Mi sono ostili queste cose che a te sembrano felici, / preferisco contare, nei forzieri, i tesori bramati, /e insieme assaporare i cibi e riposare all'infinito". / (Primavera) "Ma chi, o lento inverno, sempre pronto a dormire, / ti accumula ricchezze, ti ammassa tesori, / se, prima di te, la primavera e l'estate nulla fanno?" / (Inverno) “È vero, ma proprio perché per me si affaticano, /sono anche servi obbedienti al nostro volere, / essi ammucchiano per il loro padrone tutto ciò che producono". / (Primavera) "Non sei un loro padrone, ma un povero diavolo debole e superbo. / Né infatti potresti gozzovigliare così tanto da solo / se, ritornando, il cuculo non ti portasse da nutrirti". / (Palemone) Allora plaudendo dal suo alto sito Palemone rispose / e anche Dafni insieme, e la folla dei placidi pastori: / "Smettila di parlare a vanvera, tu inverno scialacquatore, falsamente prodigo, crudele. / Ben venga il cuculo, dolce amico dei pastori, / le nostre colline si coprano lietamente di germogli, / vi siano pascoli per il gregge, e una pace rassicurante nei campi, / e i verdi rami ristorino con l'ombra le persone stanche, / vengano le caprette dalle gonfie poppe alla mungitura / e gli uccelli salutino il sole con le voci più varie. / Vieni subito, ancora più in fretta, o cuculo! / Tu che già fosti un dolce amore e un graditissimo ospite: / tutto ti attende, il mare, la terra, il cielo, / salute a te, dolce bellezza, salute a te, nei secoli, o cuculo!"»

Altrettanto famoso è il Certamen rosae liliique (Contrasto fra la rosa e il giglio) di Sedulio Scoto, autore di circa ottanta composizioni poetiche che, oltre al Certamen,  comprendono indovinelli, preghiere, inni, epitaffi, carmi encomiastici per personaggi politici, ecc.. Nel Certamen, la rosa e il giglio si contendono il primato, vantando le proprie prerogative in una serie di immagini molto belle, fino alla conciliazione finale, favorita dalla serenità della primavera.

Fra i generi letterari che rappresentano una ‘innovazione’ medievale, il contrasto è sicuramente uno dei più vivi e produttivi, né i precedenti tardo antichi (soprattutto le ecloghe) bastano a  giustificarne l’origine e la diffusione: sicuramente, la fortuna nasce – come abbiamo detto –   dalla possibilità di presentare personaggi simbolici come assertori di tesi opposte, e dal fatto che antitesi e personificazione allegorica si inquadrino a pieno nel gusto medievale; ma è una fortuna che si può spiegare solo riferendosi anche al folklore, ai contenuti popolari tradizionali, ad un contesto spettacolare.

A prescindere dal suo influsso nell'evoluzione del 'contrasto', il genere dell'ecloga continua ad essere coltivato nel Medioevo, con una non infrequente accentuazione, però, proprio dell'elemento di contrasto. Un esempio estremamente significativo è la più volte ricordata  l'Ecloga Theoduli (v. L' Ecloga di Teodulo: un puzzle insoluto).

 

Parlando dell’età carolingia, va infine sottolineata la rilevanza che in essa assume proprio la produzione poetica: al di là dell’enorme portata della ‘riforma’, non solo, infatti, è nella poesia che si realizza qualcosa di veramente nuovo e di magnifico, ma la poesia è forse il reagente migliore per esplorare l’intero mondo carolingio, nonché le energie liberate e incanalate dalla rinascita culturale. Innanzi tutto, in età carolingia la poesia è sempre anche comunicazione – preghiera, invito, spiegazione, insegnamento, ringraziamento, celebrazione –, ma ciò non le impedisce di essere poesia, di avere validità estetica.

In età carolingia, l’autore è, almeno idealmente, un’entità collettiva: la creazione poetica non si realizza nell’espressione individuale,  e le forme nuove che essa genera esprimono una vitalità sociale, e questa vitalità sociale si cristallizza in valori estetici non meno dell’impulso personale.

L’autore individuale non si mostra, non si presenta quasi mai come tale, ma opera in nome di una comunità, di una fede, di una istituzione: eppure, nelle composizioni, si avverte il peso letterario dell’autore, la sua presenza partecipe.

Il singolo emerge comunque, e le motivazioni ideologiche si trasformano in sollecitazioni artistiche.

La cultura carolingia, che fa della teologia il criterio di bellezza della propria arte, riesce ad elevare la teologia stessa a meccanismo creativo, facendo nel contempo della poesia lo strumento espressivo di contenuti teologici: un po’ come nel realismo socialista, dove la concezione estetica è subordinata ad un principio ideologico totalizzante.

I temi sono l’autoriflessione (poesia e poeti), l’amicizia, il simbolo e l’enigma, la Bibbia, Dio. I generi sono epistola e dialogo (ecloga, contrastus, commedia pastorale, controversia retorica); epigrammi, inni, confessioni (testi destinati a rimanere per secoli nella liturgia); epica, agiografia, poesia didattica; lirica (encomio, poesia liturgica, epigramma, epistola, ecc., tutti possono contenere un aspetto lirico, ma c’è sempre, comunque, un fattore dominante estraneo al lirismo).